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07/12/13

napolitano,letta,cancellieri vengono dal passato poco pulito di partiti e istituzioni,sono la vergogna dell'italia ed altri con loro che stanno lì nel governo per motivi personali,dell'italia se ne fregano

solo in italia e nei paesi dove impera la dittatura succede questo,che una donna moglie di un pregiudicato diventi ministro e abbiamo pure rischiato che diventasse presidente della repubblica,la signora cancellieri ha alle spalle oltre al reato del marito che vuol dire frode e rubare,ma anche amicizie pericolose,i ligreschi lo sanno tutti a milano li si indicava come mafia e questa signora ai tempi alla questura di milano li serviva in pubbliche relazioni,il fatto che una volta scoperto il tutto a livello nazionale,a milano tutti sapevano,napolitano la blinda e mi chiedo il perchè,sto leggendo di travaglio :"viva il re" e di santachiara pinotti:" i panni sporchi della sinistra" ed è tutto chiaro,chi è ancora in auge ed era del pc allora era il peggio del pc, solo loro sono sopravvissuti,il resto giustamente se ne scappò,pure io ,iscritta al pc negli anni settanta, nel mio piccolo mi accorgo di accordi sottobanco dei dirigenti del pc con la dc e psi ed altri partiti, cioè io ho questo e tu ti predi questo,ma si dice ,che fosse controllo della politica,macchè erano nomine di dirigenti che allora andavano per i 3 milioni al mese e che erano 10 volte uno stipendio di un operaio,va de se che chi intrallazzava si infilava in tutti i partiti, così comandavano,era abitudine di certe famiglie,una è al vertice oggi in italia i letta, ma anche di altre che si iscrivevano a vari partiti pure contrari fra loro,esempio un fratello nel pc,uno nel psi,la sorella nella dc e la zia nel msi ecc, così poi erano in tutto dove il potere comandava e vincevano,cosa non certo onore,ma soldi, appalti ecc, anche il sindacato si vendeva, me lo ricordo benissimo ero delegata di fabbrica, adesso travaglio e santachiara lo hanno scritto,leggeteli questi libri vi farete una chiara eppure pesante idea di chi ci governa, il peggio dell'italia da sempre e per me un napolitano deve dimettersi,mi fa solo ribrezzo

viva il re

Cancellieri e caso Ligresti: quando in cella finì il marito del ministro

annamaria-cancellieri-marito

Più di trent’anni fa il marito del prefetto, Sebastiano Peluso, restò in carcere alcuni giorni per una truffa sui prezzi dei medicinali. Aveva una farmacia a Milano vicina allo studio del medico Antonino Ligresti, suo amico

Quando Anna Maria Cancellieri il 17 luglio ha telefonato alla compagna di Salvatore Ligresti,Gabriella Fragni, per darle solidarietà dopo gli arresti, forse avrà ripensato a una triste giornata di 32 anni fa. Quel giorno dell’autunno del 1981 a finire in carcere non era stato l’uomo di Gabriella ma il suo: Sebastiano Peluso, 75 anni, oggi in pensione, allora farmacista con una avviata attività in via Val di Sole 22. Sono storie di trentadue anni fa. Che però i vecchi abitanti del quartiere Vigentino, periferia sud di Milano, ricordano bene.
Quando Anna Maria Cancellieri risponde al messaggio inviato via sms il 21 agosto dallo zio di Giulia Maria Ligresti, probabilmente avrà tenuto bene in mente il comportamento del dottor Antonino Ligresti quando a trovarsi in condizione di debolezza era la famiglia Peluso.
Antonino Ligresti era un medico della mutua con studio anche lui in via Val di Sole. Nasce lì l’amicizia tra le due famiglie che abitavano in via Ripamonti, a poca distanza. Anna Maria e Sebastiano Peluso si sposano nel 1966. Due anni dopo nasce Piergiorgio, cinque anni dopo Peluso apre la farmacia a Milano. Nel 1977 i coniugi comprano casa al secondo piano di via Ripamonti 166 e firmano 59 milioni di vecchie lire di cambiali al proprietario, tutte pagate entro il 1982. In quegli anni i Peluso crescono e iLigresti decollano. Già erano ricchi ma Antonino non guidava ancora un impero della sanità e il costruttore Salvatore non spadroneggiava su giornali, banche e assicurazioni.
Nuccio Peluso, nato in Libia e cresciuto in Sicilia come il medico Nino Ligresti, si vedevano sotto i portici di via Val di Sole e poi andavano a giocare a tennis insieme. Nel 1981 è la famiglia Peluso a essere scossa da un terremotto giudiziario: Sebastiano è arrestato nell’ottobre per lo “scandalo delle fustelle false”. Le cronache di allora raccontano che la truffa funzionava così: i medici compiacenti emettevano le ricette e i farmacisti applicavano le “fustelle” false. I talloncini, che teoricamente dovevano essere staccati dalle confezioni dei farmaci, erano invece fabbricati ad hoc da grossisti del falso e poi presentati all’incasso.
Nella retata furono arrestate 23 persone, al processo nel 1983 furono 94 gli imputati. Tra questi c’era anche Sebastiano Peluso che nel 1981 finì in carcere a Lodi. Solo per pochi giorni, poi il pm Armando Perrone e il giudice istruttore Elena Riva Crugnola si resero conto che la sua posizione era marginale. Anche se il pm Perrone nel 1982 iscrisse un’ipoteca giudiziale di 50 milioni di vecchie lire sulla casa di Anna Maria Cancellieri e Sebastiano Peluso per ottenere il pagamento delle spese legalidel marito. Il processo penale si concluse nei vari gradi con una progressiva riduzione delle pene, per tutti gli imputati e per Peluso in particolare. “Alla fine in Cassazione fu condannato per un reato ridicolo, mi sembra fosse l’incauto acquisto”, ricorda un farmacista coimputato che è stato difeso dagli stessi legali dello studio Astolfi. Né lo studio né il ministro Cancellieri (contattata tramite il suo portavoce) hanno voluto fornire dettagli.
Bisogna affidarsi ai ricordi di alcuni arrestati, poi condannati con Peluso, che hanno accettato di parlare con Il Fatto. Ricordano bene le riunioni tra imputati nei retrobottega delle farmacie negli anni Ottanta per far fronte al vero rischio del procedimento: la decadenza della licenza da farmacista, con il suo valore. A quegli incontri talvolta si vedeva anche Anna Maria Cancellieri, che accompagnava il marito. Se è difficile ricostruire l’esito penale della posizione di Peluso, è più semplice sul piano amministrativo. Peluso e i suoi colleghi sono riusciti a evitare la decadenza dalla licenza di farmacista grazie a una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 che ha ribaltato la sentenza di primo grado delTar della Lombardia.
I farmacisti erano difesi dal professor Carlo Malinconico (poi ministro tecnico con Monti assieme alla Cancellieri, finito nei guai per le vacanze all’hotel Pellicano, pagate da Piscicelli e per l’inchiesta sul Sistri a Napoli) che riuscì a ottenere l’annullamento di un decreto del presidente della giunta lombarda del 1992 che aveva disposto la “decadenza sanzionatoria” dalla titolarità della farmacia. Secondo il decreto del presidente della Lombardia “tutti (i farmacisti, ndr) hanno acquistato medicinali a più riprese, a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori, con ‘fustelle segnaprezzo’ false”, con “reiterate irregolarità nella conduzione dell’esercizio”. Secondo il Consiglio di Stato però quel provvedimento era basato su una “formula generica” che non distingueva le responsabilità dei singoli farmacisti. Quindi non c’era alcuna ragione per disporre la decadenza della licenza per Peluso come per gli altri. I Ligresti però non hanno atteso il 2006 per assolvere e frequentare i Peluso. E per capire perché un ministro decide di telefonare a due magistrati mettendo a rischio una carriera politica con ambizioni illimitate dal Viminale al Quirinale, bisogna tornare alle sensazioni provate a ruoli invertiti 32 anni fa.
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