Ora, se voi credete davvero a quello che vi viene raccontato su Ranucci e Lavitola, vuol dire che siete oltre ogni possibilità di recupero. Per capire è necessario che partiate da tre premesse, senza le quali non potete accampare alcuna pretesa di conoscenza: 1) la politica, in Italia, non è virtuosa: è un sistema di potere personale, di interessi illegittimi e di malaffare che non ha nulla a che vedere con il bene della società e dei cittadini. 2) l’Italia ha una tradizione di operazioni “sporche” e di delegittimazione messe in atto senza che la superficie (voi) se ne accorga e con la collaborazione di apparati statali e parastatali. 3) la vostra opinione ha valore solo se si traduce in consenso. Per il resto, siete solo un salvadanaio da rompere.
Come sempre, partite dal cui prodest: l’intera operazione contro Ranucci è stata messa in atto per delegittimare Ranucci e Report, l’unica trasmissione seria d’inchiesta che ha il coraggio di scavare nel malaffare della macchina del potere. Di fatto Report ha indagato più volte sulla destra al potere e più volte il governo ha cercato di fermare la trasmissione con mezzi leciti e meno leciti (pressione). Dal taglio dei budget, allo stop alle repliche, allo spostamento di giorno e ora di messa in onda e così via.
Come da copione, il modo migliore di sbarazzarsi della trasmissione è anzitutto eliminare l’uomo simbolo (Ranucci) per poi poter mettere con più facilità il bavaglio alla trasmissione.
Per eliminare Ranucci il modo migliore è la macchina del fango. Serve qualcuno vicino al conduttore e Lavitola è perfetto per il ruolo, visto che si è guadagnato la fiducia del conduttore (più oltre ho aggiunto un profilo per farvi capire di chi si sta parlando). Con il metodo dei falsi dossier di cui i servizi deviati sono specialisti si confeziona una storia perfetta per far fare la figura del coglione a Ranucci e poterne poi chiedere (com’è appena successo) l’allontanamento dalla conduzione. Guarda caso Lavitola canta subito come un usignolo e racconta a destra e a sinistra che lo ha fatto per fargli un favore.
Ranucci è stato un coglione a fidarsi di Lavitola? Assolutamente sì. Questo non ne fa un conduttore meno capace o meno onesto, ma di certo ha fatto un enorme favore a chi lo voleva azzoppare. Fa bene il centrosinistra a fare quadrato attorno a lui, ma questa faccenda gli resterà appiccicata addosso. Per sempre, temo.
CHI È VALTER LAVITOLA
Valter Lavitola (Salerno, 16 giugno 1966) è la figura che la stampa italiana definisce da anni “il faccendiere”: iscritto al PSI dal 1984, editore e direttore del quotidiano L’Avanti! tra il 1996 e il 2011,  ha usato la testata come piattaforma di pressione politica e si è mosso come mediatore d’affari tra Roma e l’America Latina (in particolare Panama, ai tempi della presidenza Martinelli), frequentando Berlusconi al punto da comparire in foto mentre scende dall’aereo di Stato.
Le condanne e i procedimenti principali:
• Truffa sui fondi pubblici all’editoria. Sistema che tra il 1997 e il 2009 fece incassare a L’Avanti! circa 23 milioni di euro di contributi indebiti. Patteggiamento a 3 anni e 8 mesi il 9 novembre 2012; l’11 marzo 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23,2 milioni  (la sentenza n. 24/2015 parla di 23.879.000 €).
• Tentata estorsione a Silvio Berlusconi (vicenda Tarantini/escort, denaro in cambio del silenzio): condanna definitiva a due anni e otto mesi . Le cifre riportate dalle varie testate divergono (alcune citano una condanna successiva a 3 anni e 6 mesi in un filone connesso): conviene considerare definitiva la prima.
• Tentata estorsione a Impregilo, legata ad appalti e affari a Panama: arresto nel 2013, condanna in primo grado (tre anni secondo alcune ricostruzioni).
• “Compravendita dei senatori” per far cadere il governo Prodi nel 2006: condanna in primo grado a tre anni per concorso in corruzione nel 2015, reato poi dichiarato prescritto in appello 
• Casa di Montecarlo: nel settembre 2010 fu L’Avanti! a pubblicare il documento di Saint Lucia che innescò lo scandalo su Gianfranco Fini.
• Latitanza di circa otto mesi tra 2011 e 2012 (sostenne di essere in Bulgaria “per il pesce congelato”), rientro e arresto, Poggioreale. Esce dal carcere nel marzo 2016 . Archiviata invece la posizione sulle presunte tangenti Finmeccanica per le fregate al Brasile.
Come sempre, partite dal cui prodest: l’intera operazione contro Ranucci è stata messa in atto per delegittimare Ranucci e Report, l’unica trasmissione seria d’inchiesta che ha il coraggio di scavare nel malaffare della macchina del potere. Di fatto Report ha indagato più volte sulla destra al potere e più volte il governo ha cercato di fermare la trasmissione con mezzi leciti e meno leciti (pressione). Dal taglio dei budget, allo stop alle repliche, allo spostamento di giorno e ora di messa in onda e così via.
Come da copione, il modo migliore di sbarazzarsi della trasmissione è anzitutto eliminare l’uomo simbolo (Ranucci) per poi poter mettere con più facilità il bavaglio alla trasmissione.
Per eliminare Ranucci il modo migliore è la macchina del fango. Serve qualcuno vicino al conduttore e Lavitola è perfetto per il ruolo, visto che si è guadagnato la fiducia del conduttore (più oltre ho aggiunto un profilo per farvi capire di chi si sta parlando). Con il metodo dei falsi dossier di cui i servizi deviati sono specialisti si confeziona una storia perfetta per far fare la figura del coglione a Ranucci e poterne poi chiedere (com’è appena successo) l’allontanamento dalla conduzione. Guarda caso Lavitola canta subito come un usignolo e racconta a destra e a sinistra che lo ha fatto per fargli un favore.
Ranucci è stato un coglione a fidarsi di Lavitola? Assolutamente sì. Questo non ne fa un conduttore meno capace o meno onesto, ma di certo ha fatto un enorme favore a chi lo voleva azzoppare. Fa bene il centrosinistra a fare quadrato attorno a lui, ma questa faccenda gli resterà appiccicata addosso. Per sempre, temo.
CHI È VALTER LAVITOLA
Valter Lavitola (Salerno, 16 giugno 1966) è la figura che la stampa italiana definisce da anni “il faccendiere”: iscritto al PSI dal 1984, editore e direttore del quotidiano L’Avanti! tra il 1996 e il 2011,  ha usato la testata come piattaforma di pressione politica e si è mosso come mediatore d’affari tra Roma e l’America Latina (in particolare Panama, ai tempi della presidenza Martinelli), frequentando Berlusconi al punto da comparire in foto mentre scende dall’aereo di Stato.
Le condanne e i procedimenti principali:
• Truffa sui fondi pubblici all’editoria. Sistema che tra il 1997 e il 2009 fece incassare a L’Avanti! circa 23 milioni di euro di contributi indebiti. Patteggiamento a 3 anni e 8 mesi il 9 novembre 2012; l’11 marzo 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23,2 milioni  (la sentenza n. 24/2015 parla di 23.879.000 €).
• Tentata estorsione a Silvio Berlusconi (vicenda Tarantini/escort, denaro in cambio del silenzio): condanna definitiva a due anni e otto mesi . Le cifre riportate dalle varie testate divergono (alcune citano una condanna successiva a 3 anni e 6 mesi in un filone connesso): conviene considerare definitiva la prima.
• Tentata estorsione a Impregilo, legata ad appalti e affari a Panama: arresto nel 2013, condanna in primo grado (tre anni secondo alcune ricostruzioni).
• “Compravendita dei senatori” per far cadere il governo Prodi nel 2006: condanna in primo grado a tre anni per concorso in corruzione nel 2015, reato poi dichiarato prescritto in appello 
• Casa di Montecarlo: nel settembre 2010 fu L’Avanti! a pubblicare il documento di Saint Lucia che innescò lo scandalo su Gianfranco Fini.
• Latitanza di circa otto mesi tra 2011 e 2012 (sostenne di essere in Bulgaria “per il pesce congelato”), rientro e arresto, Poggioreale. Esce dal carcere nel marzo 2016 . Archiviata invece la posizione sulle presunte tangenti Finmeccanica per le fregate al Brasile.