Stavolta, come anticipato nello scorso "scatto", proveremo a fare un eccezione alle leggi del tempo, tornando indietro di qualche mese. Precisamente al 25 Aprile del '94, anche se la nostra storia inzia molto tempo prima e si trascinerà ancora per un pò.
Alle prime ore del mattina, a casa del maresciallo della Finanza Francesco Nannocchio, molto vicino al pool che indaga su Tangentopoli, arriva a sorpresa la Polizia con un ordine di arresto, firmato dagli stessi giudici per i quali lavorava... almeno in apparenza.
Pur non appartenendo alla cerchia ristretta dei magistrati il sottoufficiale, impiegato presso il nucleo regionale di Polizia Tributaria in via Fabio Filzi, stava lavorando con la sua squadra per contestare alcuni tra i reati, anche importanti, venuti alla luce grazie all'inchiesta. Con esatezza il maresciallo Nanocchio si occupava delle tangenti Cariplo, grazie alla quale venne brevemente arrestato Paolo Berlusconi e di cui abbiamo già parlato. Secondo il mandato di arresto, venendo in contatto con alcuni degli imprenditori coinvolti nello scandalo, il cosidetto uomo di legge ha avanzato ad uno di loro una tangente per chiudere un occhio, per tenerlo fuori dalla faccenda.
Fortunatamente non tutta la Guardia di Finanza è da buttare ed un suo collega ha notato questi movimenti, segnalandoli e facendo partire un inchiesta interna sfociata nella perquisizione di casa sua, nella quale sono stati ritrovati più di quaranta milioni, e nell'arresto.
Davanti a Di Pietro, dopo qualche ora di interrogatorio, crolla confessando di aver preso tra i quaranta e i cinquanta milioni, esattamente la cifra ritrovata in casa sua.
Grazie alla sua confessione finiscono in manette altri 15 finanzieri, per ora tutti di basso rango, ed alcuni imprenditori.
Nanocchio e gli altri arrestati resistono per un pò, in isolamento nel carcere di Peschiera Del Garda... ma dopo un paio di mesi, sentendosi abbandonati da colleghi che sapevano complici e messi alle strette dai magistrati, inziano a parlare, scoperchiando cosi il famoso vaso di Pandora: alle 10 di mattina del 5 Luglio scatta una retata di Colonnelli e Generali, ultimo passo di un indagine interna guidati dall'ormai celebre pool di Milano.
Gli arresti vengono eseguiti dal Gruppo operativo antidroga di Milano, a quanto pare uno dei pochi a meritarsi ancora fiducia.. ed i nomi fanno scalpore: il colonnello Angelo Tanca, appena nominato capocentro della struttura milanese antimafia, il colonnello Gianni Giovanelli ed il tenente Paolo Zuin per Milano; a Venezia viene preso il colonnello Vincenzo Tripodi; per Roma invece tocca al colonnello Carlo Capitanucci ed al più alto in grado della lista, il generale di brigata Giuseppe Circiello. L'unico a sfuggire è il colonnello Capitanucci, che si dice però pronto a costituirsi.
Hanno tutti diretto i gruppi di verifica fiscale a Milano, dal 1986, mentre gli ultimi episodi vengono datati al 1993, dunque in piena Tangentopoli.
L'immagine della Guardia di Finanza ne esce distrutta, dopo mesi passati a definire il caso Nanocchio come "un episodio isolato", recitato "da poche mele marce".
L'annuncio di un inchiesta interna alle fiamme gialle arriva solo nel giorno degli arresti, a dimostrare come in pochi avessero un reale interesse a scoprire la verità, affidata al vicecomandante Pierpaolo Meccariello.
La situazione che ne esce fuori ha dell'incredibile, ma spiega perfettamente come un sistema marcio come quello milanese sia riuscito a perpetuare se stesso cosi a lungo, tra piani annuali delle verifiche a sorpresa concordati tra forze dell'ordine ed imprenditori, punizioni a suon di processi e denunce per chi veniva accusato di "pagare troppo poco", tabelle di spartizioni delle tangente che partivano dal comandante del nucleo fino all'ultimo dei componenti delle pattuglie ed un giro di denaro che viene calcolato intorno al miliardo di lire.
Per usare le parole di Antonio Di Pietro: "Questa non è un inchiesta di Mani Pulite, è un inchiesta su Mani Pulite... È un momento drammatico e a questo punto ci troviamo di fronte a un problema istituzionale".

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