Dove finisce il tuo 8 per mille
di Mauro Munafò
La Chiesa ne spende solo un quinto in opere di carità: il grosso finisce per costruire parrocchie e stipendiare i sacerdoti. Valdesi e Avventisti invece ne danno il 90 per cento in aiuti umanitari. E Lo Stato? Un po' finanzia la Protezione civile e un po' la costruzione di nuove carceri: nemmeno un euro alle Onlus
(16 maggio 2012)L'Espresso ha analizzato i bilanci e i rendiconti presentati dai vari culti per realizzare una breve guida informata, in modo da capire come vengono investiti ed utilizzati i soldi dei contribuenti dalle diverse comunità. Se infatti sulla fede e sul credo personale non si discute, sulla gestione dei denari dei contribuenti la vigilanza è sempre necessaria.
La torta. Il funzionamento della ripartizione dell'otto per mille è da anni al centro delle polemiche: ogni firma corrisponde a un voto che va a influenzare la quota dell'intero gettito da destinare a un culto, quindi in realtà nessuno destina direttamente la propria parte.
Ancora più criticata è però la decisione di ripartire in modo proporzionale anche le scelte non espresse (oltre la metà): in questo modo la Chiesa Cattolica conquista l'85 percento dei fondi (circa un miliardo di euro) grazie al 36 percento delle firme a suo favore (vedi tabella). Questo meccanismo finisce per favorire tutti i culti, tranne le assemblee di Dio, le uniche che nel 2012 rinunceranno alla parte di gettito per cui non sono state espresse delle scelte e che per questo sono l'unica comunità a raccogliere meno di un milione di euro l'anno. A pagare le spese di questo meccanismo è però lo Stato italiano, che "rinuncia" a circa 600 milioni di euro.
Gli interventi sociali e umanitari. L'immagine dell'otto per mille che anni di pubblicità della Chiesa Cattolica hanno contribuito a creare è legata alle opere di carità e agli interventi umanitari in Italia e nelTerzo Mondo. In realtà solo una parte minoritaria del gettito Irpef finisce a finanziare questi progetti. La Chiesa Cattolica spende 150 milioni in progetti umanitari in Italia ed altri 85 milioni in quelli all'estero: le due voci combinate corrispondono a circa un quinto del totale che incassa dall'otto per mille. Più virtuose sotto questo punto di vista sono le chiese Valdesi e Avventiste che versano oltre il 90% dei propri fondi in progetti sociali in Italia e all'Estero. Simile alla Chiesa Cattolica è invece quella Luterana, che destina per questi progetti circa 750mila euro l'anno, pari a un quarto della propria quota. Comunità ebraiche ed assemblee di Dio non forniscono invece un rendiconto dettagliato da cui poter capire con esattezza la destinazione dei fondi, anche se le assemblee di Dio dichiarano di versare tutta la propria parte in questo tipo di progetti.
L'edilizia. Solo la Chiesa Cattolica utilizza fondi dell'otto per mille per la costruzione di nuove strutture. Nell'ultimo anno sono stati stanziati per questa voce 125 milioni di euro: oltre un 1 miliardo e 300 milioni dal duemila a oggi. Anche lo Stato italiano ha deciso di stanziare una parte dei suoi fondi nell'edilizia: quella carceraria, a cui sono stati destinati 57 milioni di euro con non poche polemiche da parte delle onlus (vedi in fondo all'articolo).
Il clero. Non tutti i culti usano la propria quota dell'otto per mille per pagare lo stipendio ai propri ministri (o preti): anzi, in realtà questa è un uso esclusivo di due sole chiese. La Chiesa Cattolica spende oltre 360 milioni di euro l'anno per questa voce, circa un terzo di tutti i suoi fondi. Secondo i documenti forniti dalla Cei infatti, il 62% delle retribuzioni dei sacerdoti arriva dall'otto per mille. L'unica altra chiesa ad utilizzare l'otto per mille per il suo clero è quella Luterana, che nel 2010 ha speso per questa voce oltre 700mila euro, circa un quarto della sua intera parte di gettito Irpef. Gli altri culti dichiarano esplicitamente di non utilizzare i fondi a loro disposizione per retribuire i propri ministri.
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