"Voi avete fatto morire Giovanni Falcone. Con la vostra indifferenza. Con le vostre critiche... Voi lo avete infangato. Voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali...Mi sono chiesta se dovessi intervenire o no... ma lo devo a Giovanni, devo parlare, forse sono la sua unica amica, forse con pochissimi altri colleghi. Sono andata a Palermo alla chetichella, sabato notte. Ho aspettato che tutti fossero andati via, volevo dare l' ultimo saluto alla persona che sempre mi e' stata vicina, al mio maestro. A Giovanni. A lui devo tutto, per lui andro' avanti, anche se hanno infangato pure la nostra amicizia con cose infamanti, anche se finiro' male. Il suo volto era bello, sereno, l' ho visto. No, non gliel' hanno distrutto. Il giorno dopo sono andata molto presto all' obitorio. Non volevo vedere lo scempio che proprio in questo momento si sta verificando con i funerali di Stato, funerali che lui non voleva. Due mesi fa ero a Palermo in un' assemblea dell' Anm. Non potro' mai dimenticare quel giorno. Le parole piu' gentili, specie dalla sinistra, da Md, erano queste: Falcone si e' venduto al potere politico. Mario Almerighi lo ha definito un nemico politico. Ora io dico che una cosa e' criticare la Superprocura. Un' altra, come hanno fatto il Csm, gli intellettuali e il cosiddetto fronte antimafia, e' dire che Giovanni non fosse piu' libero dal potere politico. A Giovanni e' stato impedito nella sua citta' di fare i processi di mafia. E allora lui ha scelto l' unica strada possibile, il ministero della Giustizia, per fare in modo che si realizzasse quel suo progetto: una struttura unitaria contro la mafia. Ed e' stata una rivoluzione. Io la rivoluzione di Giovanni l' ho difesa, con tutti i colleghi. Ma sono stata spazzata via. Perche' ero sua amica e perche' credevo in lui. Ma i colleghi che oggi sono andati a Palermo, ai suoi funerali, dicevano fino all' altro ieri di diffidare di lui.
Tu, Gherardo Colombo, che diffidavi di Giovanni, perche' sei andato al suo funerale? Giovanni e' morto con l' amarezza di sapere che i suoi colleghi lo consideravano un traditore. E l' ultima ingiustizia l' ha subi' ta proprio da quelli di Milano, che gli hanno mandato una richiesta di rogatoria per la Svizzera senza gli allegati. Mi ha telefonato e mi ha detto: "Non si fidano neppure del direttore degli Affari penali". Oggi e' finita la Duomo connection, alla quale Giovanni e io avevamo lavorato assieme. La mafia si puo' sconfiggere. Ma esiste, signor procuratore. A Milano come a Palermo, non ci sono confini. E Nene' Geraci, capo del mandamento di Partinico, componente della Cupola, era a Milano, alla Duomo connection, pochi giorni fa. Lui gia' sapeva. Avevano deciso la morte di Falcone. Era qui per intimidire.
Ma chi pensa che Giovanni non fosse indipendente non puo' andare ai suoi funerali. Orlando e Dalla Chiesa non possono andarci!
I carabinieri che hanno lavorato con me e Giovanni sono stati sbaragliati, saranno trasferiti a Roma. Aiutatemi a impedirlo. Datemi la possibilita' di tornare a lavorare sulle cose che ho fatto per 10 anni. Giovanni e' morto con l' amarezza di essere solo. Non lasciate sola anche me. Mi rivolgo all' onorevole Martelli: non abbandoni i giudici che hanno creduto nel progetto di Giovanni. Io credo che non e' cosi' che passeremo sotto l' esecutivo, non e' su questo che si gioca la nostra autonomia: la si compromette solo facendo i servi del sistema. Se qualcuno pensa che Falcone e' un venduto, lo dica ora. Poi voltiamo pagina. Ciao, Giovanni"
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