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18/04/14

napolitano da solo si loda, e pure si vanta e si proclama re,ma che re ,io lo chiamo antonietta, a noi mentre la crisi ci affamava e ci affama lui parla di larghe intese, cioè non è capo di uno stato,ma di larghe intese,non fa gli interessi nostri,ma le larghe intese, ma chi sono le larghe intese


napolitano da solo si loda, e pure si vanta e si proclama re,ma  che  re ,io lo chiamo antonietta la regina che voleva dare le brioche al popolo affamato di pane , a noi mentre la crisi ci affamava e ci affama lui parla di larghe intese, cioè non è capo di uno stato,ma di larghe intese,non fa gli interessi nostri,ma le larghe intese, ma chi sono le larghe intese che sopportiamo ,che ci dettano,ci affamano,ci portano al baratro,i poteri di sempre,quelli che l'italia ha portato fino a quà,cioè al fallimento,adesso sbagliare è umano ma insistere è delirio e delitto,ma chi le vuole ste larghe intese, benedetti che è al quasi fallimento,berlusconi che fa il doppio gioco,mandando il suo fidato alfano a fare governi che poi a lui convengono,amato messo lì a proteggere se stesso e napolitano alla magistratura, chi sono e cosa sono le larghe intese,la marciagallina che evade e viene messa a dirigere un'azienda di stato importantissima strategica, renzi,un democristiano che s'è fagocitato il pd, una rai che pare la tv dell'unione sovietica al tempo di stalin, che sono le larghe intese,la giustizia binaria ed assassina che è debole con i potenti e forte con noi pezzenti,la larghe schifezze sono,i condoni, la trattativa mafia stato,il perseguire il disegno di destabilizzare e favorire le multinazionali,la finanza dei derivati,speculativa,le larghe schifezze sono e adesso lasci alla svelta,lasci che pure se ha 89 anni,la galera potendo io gliela farei fare non per lui,ma per i posteri che si ricordano delle larghissime schifezze del suo delirante regno


http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/18/napolitano-ho-pagato-a-resistenze-e-faziosita-un-prezzo-in-termini-di-consensi/956468/


Napolitano: “Ho pagato a resistenze e faziosità un prezzo in termini di consensi”

Il Capo dello Stato scrive al Corriere della Sera a un anno dall'inizio del suo secondo mandato. Rivendica le larghe intese, "unica possibilità" per formare un governo. Attacca chi lo critica. E pianifica di lasciare: "Confido che stiano per realizzarsi le condizioni per pensare a un distacco"



Rivendica le larghe intese, “unica possibilità” per formare un governo. E attacca chi lo critica. “Ho pagato un prezzo alla faziosità ma il bilancio dell’anno trascorso è positivo”, scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera al Corriere della Sera in cui risponde al direttore Ferruccio De Bortoli. In molti passaggi il presidente della Repubblica rivendica la sua azione di indirizzo sull’esecutivo da lui “ideato” all’indomani delle elezioni 2013. “È stato duro procedere nel compito che mi spettava del promuovere la formazione di un governo di ampia coalizione, il solo possibile nel Parlamento uscito dalle elezioni del febbraio 2013, e nel sollecitare un programma di rilancio della crescita e dell’occupazione, e di contestuale, imprescindibile avvio di riforme economico-sociali e istituzionali già troppo a lungo ritardate”, scrive Napolitano.
Il Capo dello Stato torna quindi a fare ipotesi sui tempi residui del suo incarico, non escludendo diinterrompere questo secondo mandato non appena avrà garanzie sull’avanzamento delle riforme costituzionali. “Confido che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale”.
I passaggi più “caldi” della lettera, in ogni caso, sono quelli dedicati all’amarezza per le critiche ricevute. “Che questo processo si sia messo in moto, e di recente decisamente accelerato, senza essere bloccato da una crisi e susseguente ristrutturazione della maggioranza di governo né, più tardi, dal cambiamento politico sfociato in una nuova compagine e guida governativa, mi fa considerare positivo il bilancio dell’anno trascorso”. Per Napolitano, il motivo di un suo calo nei consensi è da ricercarsi proprio nelle critiche ricevute. “Essermi a tal fine esposto personalmente, sempre nei limiti del mio ruolo costituzionale, e aver pagato allo spirito di fazione un prezzo nei consensi convenzionalmente misurabili, non mi fa dubitare della giustezza della strada seguita”, aggiunge.
E ancora, addebita a chi lo ha criticato (accusato di non saper cogliere “primordiali interessi comuni”) la responsabilità di un suo calo di consensi: “Rifletto sulla persistente, estrema resistenza, che viene dagli ambienti più disparati, all’obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali, e con essa primordiali interessi comuni, anche attraverso avvicinamenti e collaborazioni, sul piano politico, che s’impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dell’alternanza”, scrive Napolitano. “Dal non riconoscimento di quest’obbligo, di questa necessità, sono scaturite nel corso dell’ultimo anno reazioni virulente che hanno contagiato, sorprendentemente, ambienti molto diversi”.

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