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20/04/14

taranto e non solo taranto inquinare rende e fa felici alcuni a discapito di milioni di persone,ma poi ad alcuni la cosa a lungo andare sarà nociva eguale ,perchè oltre che ingordi sono ignoranti,il pianeta è uno,l'aria gira










taranto e non solo taranto inquinare rende e fa felici alcuni a discapito di milioni di persone,ma poi ad alcuni la cosa a lungo andare sarà nociva eguale ,perchè oltre che ingordi sono ignoranti,il pianeta è uno,l'aria gira, l'inquinamento gira e  poi non saranno i soldi a salvare la pelle,perchè si muore tutti,è questo il futuro che ci stanno preparando una massa di deficienti ignoranti,trogloditi,impotenti,li vedi sono tutti boria e potenza e siccome non c'è bisogno di freud per capire che se hai carenza e di potenza sessuale o di affettività o altro, rivolgi energie a distruggere gli altri,siamo in mano a malati mentali,eppure comandano il mondo,altrimenti se fossero di cervello sano,vuoi che dopo avere raggiunto il benessere non si fermino,i riva oltre al non fermarsi continuano imperterriti ad ammazzare gente,perchè inutile fare giri di parole sono assassini ,loro e chi li protegge,appoggia e continua a fare lavorare gente in una fabbrica di morte e continua a devastare un territorio,bambini,famiglie come se fossero oggetti e non persone, dire che sono industriali è dire che un assassino è una fatina buona ad un bambino, diciamo la verità a taranto e in altri posti si sta facendo carneficina  in nome del progresso che progresso non è,perchè poi queste morti non basteranno,le discendenze avranno conseguenze e pure le discendenze di questi assassini, l'aria che respiriamo è eguale, gira, se vai in montagna,magari ti respiri una particella di taranto e ci resti secco caro industriale di merda,allora chi ci deve tutelare, noi ci dobbiamo tutelare,





non votiamo questi carnefici, che 


quando comiziano hanno parole 


roventi 


come vendola e i renzi e i d'alema 



e i .................................... 



e i............ tanto nulla cambia,


votate per 


voi,votate movimento 5 stelle






http://temi.repubblica.it/micromega-online/taranto-danno-collaterale/Taranto, danno collaterale


di Antonia Battaglia 

Ci sono due opere del filosofo Zygmunt Baumann, “Il mondo liquido” e “Danni Collaterali”, che sono, a mio avviso, fondamentali per capire le sfide portentose che la politica italiana ed europea sta affrontando in questo momento storico, che vede contrapporsi drammi sociali molto ampi e risposte governative molto deboli. Taranto,ancora una volta, ne è il banco di prova.

Quando si parla di società, se ne misura la qualità complessiva in base al livello medio delle parti che la compongono: si studiano reddito, standard di vita, longevità, condizioni sociali. Ma queste misurazioni prendono in considerazione molto difficilmente la differenza che intercorre tra le sue parti opposte, tra le parti più distanti tra di loro: la diseguaglianza, infatti, viene percepita in termini prettamente economici, senza considerare le conseguenze ed i rischi che le differenze sociali comportano su tutti gli aspetti della esistenza umana. 

Il premio nobel per l’economia Amartya Sen scriveva, già nel 1998, che non è possibile basare sulla felicità (intesa in senso utilitaristico) una teoria etica (pensiamo a Bentham) che consacri come assoluta una visione ristretta del benessere umano, costruita su considerazioni e valutazioni esclusivamente individuali. Perché le valutazioni in merito alla felicità sono soggette a effetti di adattamento, aspettativa, a circostanze molto diverse che possono portare a trarre conclusioni politico-economiche e sociali distanti dalla realtà alla quale tali conclusioni devono applicarsi. Il tema che affronta Sen è noto come “la questione dello schiavo felice”: una persona molto svantaggiata dal punto di vista sociale potrà dirsi ad un certo momento della propria vita felice della propria sorte, meno drammatica di quella di altri, ma certamente non tanto positiva da essere presa a modello politico. 

Gli indicatori dello stato di una società non possono basarsi esclusivamente sulla metrica utilitaristica, perché le grandi incertezze dei contesti sociali contemporanei rendono impossibile il successo di un modello che ponga al centro della vita collettiva un’ idea di continuo adeguamento per la sopravvivenza, attraverso il quale si possano giustificare distorsioni e politiche di deprivazione, che sacrifichino l’individuo al benessere generale.

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