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18/04/14

TELECOM: OGNI 6 ANNI VOLA DALLA FINESTRA IL CAPO DELLA SECURITY. CASUALITA’ O MISTERO? SUICIDIO O OMICIDIO?

TELECOM: OGNI 6 ANNI VOLA DALLA FINESTRA IL CAPO DELLA SECURITY. CASUALITA’ O MISTERO? SUICIDIO O OMICIDIO?

http://bastacasta.altervista.org/p13025/


 

Telecom, suicida il capo della security. Come il suo predecessore nel 2006

Il capo della sicurezza di Telecom si è ucciso oggi a Roma, lanciandosi dalla sede dell’azienda a Roma. Un suicidio che lascia sgomenti perché è il secondo capo della sicurezza dell’azienda che si toglie la vita.
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Emanuele Insinna, 54 anni, era responsabile della sezione che in gergo aziendale viene definita “Segreto” e si occupa dei rapporti tra la rete di Telecom e le Forze Armate. Insinna è morto oggi poco prima di mezzogiorno lanciandosi da un terrazzo al quinto piano della sede Telecom di via Parco dei Medici, a Roma. Insinna è il responsabile dell’unità Security e in passato era uno stretto collaboratore di Giuliano Tavaroli, quest’ultimo coinvolto nell’inchiesta sulle intercettazioni abusive con patteggiamento di 4 anni e mezzo.
Restano da chiarire i motivi del gesto e i carabinieri sono al lavoro, ma le prime testimonianze raccolte tra i colleghi dell’ex dirigente parlano di «una forte depressione dovuta a motivi familiari e all’impossibilità di stare vicino alle due figlie di 10 e 14 anni, una crisi diventata più acuta negli ultimi giorni, dopo una prima udienza di separazione dalla moglie».
Da due mesi la coppia viveva separata, Insinna era tornato a vivere a casa della sorella e anche le sue condizioni di salute non erano ottimali: un anno fa era stato colpito da un infarto e solo a settembre era tornato a lavorare in azienda. «Il suo era sostanzialmente un lavoro burocratico, di gestione dei rapporti con i fornitori e di autorizzazioni, in un certo senso un lavoro di terza fila», spiegano fonti interne e Telecom.
Insinna era entrato in azienda 14 anni fa, dopo una carriera nell’esercito. Dettagli che probabilmente servono per chiarire un episodio che in un primo momento sembrava avere risvolti inquietanti e alcune analogie con il suicidio di un altro dirigente della sicurezza Telecom. Il 21 luglio 2006 a Napoli si uccise Adamo Bove, brillante funzionario di polizia poi passato in Telecom, diventato capo della sicurezza in Tim e, come Insinna, al lavoro a fianco di Giuliano Tavaroli.

Due anni dopo il pm Giancarlo Novelli chiese e ottenne dal gip di Napoli l’archiviazione del fascicolo su una presunta istigazione al suicidio, la traccia con cui in procura si era tentato anche di capire se Bove fosse stato vittima di omicidio. Ma questa, probabilmente, è tutta un’altra storia.Bove, che non aveva problemi familiari né economici, attraversava un momento difficile legato alla sua collaborazione con la procura di Milano nell’inchiesta sul sequestro di Abu Omar e il coinvolgimento del Sismi. Morì lanciandosi da un viadotto della tangenziale di Napoli. Ai primi di giugno, su alcuni quotidiani nazionali, erano apparsi articoli che associavano il suo nome alle coperture dell’intervento di “rendition” presso i servizi segreti. La sua morte pose fine alla collaborazione con la procura milanese, definita preziosissima dai magistrati inquirenti.

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