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14/09/20

secondo me per le riaperture:no a stadi e discoteche, si ai concerti, fatti in modo che la gente stia seduta e con mascherina

le discoteche io non le aprirei se non quando il vaccino ci sarà, perchè sono focolai pericolosi, i giovani e alcuni meno giovani come il 70enne briatore, ballano bevono, e si fanno di varie sostanze, figurarsi se poi tengono la mascherina, cioè  è scontato che tornando a casa e al lavoro scuola infettano come abbiamo visto ultimamente, aprirei invece gli spettacoli di cantanti o teatrali ecc, quelli  fatti con meno gente e con mascherina e l' obbligo di stare seduti, pena multe e interdizione a frequentare  agli spettacoli che siano musicali o altro, anche per lo sport sarei molto cauta, anche agli stadi vedi esaltati che fanno gli stronzi in normale periodo, e che mica rinunciano anche se sanno che poi si paga con infezioni, insomma di certa gente io non mi fido.

Per la riapertura di stadi e discoteche bisogna aspettare ancora un mese

(Fiorenza Sarzanini per corriere.it) – Ci vorrà almeno un mese prima di riaprire stadi e discoteche. Il governo seguirà le indicazioni degli scienziati che suggeriscono di attendere gli effetti sui contagi dell’apertura delle scuole a la ripresa dei trasporti pubblici con una capienza all’80 per cento.
Analogo discorso vale per la quarantena: non sarà ridotta fino a che non ci sarà la certezza che non sia dannoso per il controllo della diffusione del coronavirus. Anche perché gli ultimi studi stimano che possano esserci carenze nell’individuazione dei positivi. L’unico allentamento potrebbe arrivare per l’Alta velocità che verrebbe adeguata ai treni regionali.
La quarantena breve
È stata la Francia il primo Paese a ridurre il periodo di quarantena e l’Italia — ha confermato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte — lo sta valutando. Domani si riunirà il Comitato tecnico-scientifico ma, come ha spiegato il coordinatore Agostino Miozzo, non ci sarà un responso perché si è scelto di valutare prima tutti i possibili effetti.
Su richiesta della Germania si è espresso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo dell’epidemia e ha comunicato che «alla luce dello stato attuale delle conoscenze e della letteratura disponibile, si stima che la riduzione da una quarantena di 14 giorni a una di 10 giorni comporterebbe una perdita di rilevamento dei casi sintomatici secondari tra i contatti stretti dei casi confermati di circa il 6 per cento, e si ritiene che questo sia abbastanza ampio da avere rilevanza per la salute pubblica in uno scenario in cui il livello di esposizione è alto (come la quarantena di contatti stretti)».
L’alta velocità
Sono stati i vertici di Italo a sollecitare un pronunciamento del Cts evidenziando come il divieto a viaggiare sulle tratte a lunga percorrenza con una capienza superiore al 50 per cento stia causando gravi perdite economiche tali da non poter garantire la garanzia dei posti di lavoro. Se l’azienda dimostrerà di utilizzare misure adeguate alla protezione dei passeggeri, gli scienziati sono orientati a dare il via libera all’80 per cento come è già stato deciso per i mezzi pubblici e i treni regionali. Una concessione che naturalmente sarebbe estesa anche a Trenitalia.
Stadi e concerti
Discorso totalmente diverso è stato fatto per gli eventi con grande affluenza di pubblico, prime fra tutte le partite di calcio. Gli scienziati sono convinti che sia impossibile tenere sotto controllo l’ingresso e l’uscita degli spettatori e anche il distanziamento sugli spalti. Problema che a detta degli esperti non sarebbe risolto neanche se fosse reso obbligatorio l’uso delle mascherine.
Soprattutto in un momento in cui il numero dei nuovi positivi continua ad essere superiore a mille ogni giorno. L’attuale Dpcm — che vieta l’ingresso negli stadi — scade il 7 ottobre e dunque se ne riparlerà la settimana successiva, quando si avrà anche un quadro più chiaro rispetto alle conseguenze della riapertura delle scuole sulla circolazione del Covid-19. E in quella sede si valuterà anche la possibilità di far svolgere i concerti, prevedendo però un numero limitato di spettatori.
Niente balli
Quanto accaduto quest’estate nei locali e nelle discoteche convince il governo sulla necessità di non accavallare la riapertura con la ripresa delle lezioni. Anche tenendo conto che sono stati proprio i giovani a subirne le conseguenze peggiori, ma anche a diventare veicolo di trasmissione all’interno delle famiglie. Su questo tasto continuano a battere gli scienziati proprio per suggerire un ulteriore rinvio della possibilità di ricominciare a ballare.
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