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23/10/20

IO QUESTI DUE LI VOGLIO IN GALERA CHE è IL LORO POSTO GIUSTO Quando raggiungi in pochi giorni il record assoluto di contagi nella storia del Covid, ognuno ha le sue responsabilità.


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Quando raggiungi in pochi giorni il record assoluto di contagi nella storia del Covid, ognuno ha le sue responsabilità.


Quando raggiungi in pochi giorni il record assoluto di contagi nella storia del Covid, ognuno ha le sue responsabilità.

Quando, nel giro di tre mesi, il tasso di contagio cresce di cinque volte e le terapie intensive tornano a riempirsi, significa che tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa: politica, comunità scientifica, informazione, cittadini.
Tutti potevamo fare qualcosa di più o qualcosa in meno.
Ma ci sono due persone - due medici in particolare - che, dall’inizio della pandemia, e con ancora più tenacia da maggio in poi, hanno scientemente e sistematicamente soffiato sul fuoco del negazionismo più becero, minimizzato e ridicolizzato ogni serio tentativo di dibattito sul virus, illuso e circuito milioni di italiani che aspettavano solo di sentirsi dire che l’incubo era finito, che potevano tornare alla loro vita di tutti i giorni.
Persone al cui posto uno normale faticherebbe ad addormentarsi la notte per la vergogna e i sensi di colpa e che, invece, ritrovi ogni santo giorno in tv, in radio o sui giornali a pontificare sul virus, a tracciare scenari presenti e futuri, a fornire ricette, ad attaccare con la bava alla bocca chiunque osi contraddirli, a tacciare di catastrofismo chiunque parli di emergenza.
Matteo Bassetti, funambolico e ubiquo primario di Malattie infettive del San Martino di Genova, braccio sanitario del totismo, il 3 maggio rassicurava tutti: “A giugno il virus sarà morto”.
Il 31 maggio Alberto Zangrillo, direttore di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele nonché medico personale di Berlusconi, gli faceva eco: “Il virus è clinicamente morto.”
Non sono fregnacce di due fresconi No-mask al bar davanti a un bianco ma dichiarazioni di due medici e uomini di scienza (o presunti tali) attorno a cui la stampa italiana, i social e l’opinione pubblica hanno costruito la narrazione dominante per giorni, settimane, mesi. Quelle frasi sono state un gigantesco “via libera” di massa, un’assoluzione preventiva, lo sdoganamento di tutta una serie di comportamenti individuali che, moltiplicati per milioni di persone, hanno drammaticamente riportato le lancette del Covid all’ora che vediamo segnata oggi sul quadrante.
Ed è solo la punta dell’iceberg di mesi di sottovalutazione, battutine, lassismo, negazione della realtà con cui gli italiani sono stati bombardati. Se a farlo è un Porro, un Briatore o un “Libero” qualsiasi è grave. Se a dirlo è un infettivologo non è grave: è da ritiro immediato della tessera e radiazione in tronco dall’albo. In un Paese normale funzionerebbe così.
Perché il problema è proprio questo. Che gente come Bassetti o Zangrillo non sono più (da tempo) medici ma politici a tutti gli effetti, vassalli in camice bianco funzionali a questo o quell’interesse di questo o quel politico.
In fondo è tutto qui. Abbiamo cominciato a perdere la lotta al Covid quando i politici sono diventati virologi e i virologi si sono messi a fare i politici.
Venite a dirci ora che il virus è morto.
Abbiate il coraggio di dirlo agli 83 morti di ieri, se vi è rimasto un briciolo di vergogna.
Oppure, molto più semplicemente, chiedete scusa.

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