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08/03/21

IL PARTITO DEI BOIARDI. Viviana Vivarelli.

 IL PARTITO DEI BOIARDI. Viviana Vivarelli.



La cosa più assurda è che il Pd sono 15 anni che non vince le elezioni e malgrado questo ha fatto eleggere tutti gli ultimi Presidenti della Repubblica, salvo Cossiga, anche quel Mattarella che oggi ricambia favorendo di fatto l'ala ultraliberista renziana e svendendo l'Italia al re dei banchieri Draghi, paradosso che rinnega qualunque alore Mattarella rappresenti.
Zingaretti non ha mai avuto capacità decisionali, non è mai stato l'uomo forte che ci voleva, e Renzi gli ha messo i piedi in testa in ogni modo, non solo spaccando il partito ma anche lasciandogli 80 renziani in seno e provocando di fatto la caduta del Governo Conte 2, voluto quasi dal solo Zingaretti. Il resto del danno lo hanno fatto le mezze calzette piddine capaci solo di narcisismi e carrierismi personalistici. Un partito senza capo e pieno di boiardi riottosi volti solo a congiure.
Non ho mai capito perché dopo Renzi i piddini abbiamo votato per Zingaretti, forse proprio perché era un galantuomo e perché non aveva il protagonismo sfacciato e impudente di Renzi, forse perché era semplice e modesto e non aveva scheletri nell'armadio, in un partito che ha più inquisiti che votanti.
Non ha giovato a Zingaretti favorire soggetti sbagliati e arroganti come la De Micheli, la protettrice dei Benetton, quella che non ha mai potenziato i mezzi di trasporto per frenare la pandemia e ha tanto strombazzato sulla riapertura di cantieri che non sono mai stati riparti, né gli ha giovato mettersi accanto personaggi ambigui come Bettini o Marcucci, per non parlare di gentaglia amorale come Zanda. Certo è che nella confusa e trista compagine piddina, Zingaretti era uno dei pochi che credeva in Conte e nel governo di csx M5S-Pd-Leu, mentre gli altri si slanciavano verso mire ultraliberiste e aprivano le braccia a Berlusconi o a Salvini, tant'è che oggi il candidato più gettonato come successore è proprio quel Bonaccini che si è associato a Salvini.
Certo è che in quel marasma confuso e caotico che è diventato il Pd, Zingaretti si è trovato sempre più in minoranza, si è sentito solo. Ma le sue dimissioni sono un atto di accusa durissimo contro un partito che dopo Berlinguer non ha fatto che degradarsi in una deriva verso destra, perdendo sempre più quelle caratteristiche e quei valori che avevano fatto del PCI italiano la terza forza di sinistra europea fino a diventare quall'amalgama confuso e senza identità che è ora.
Del resto, quando un partito, nato come partito di sinistra, candida come sindaco a Bologna uno come Casini e in tutta l'Emilia Romagna non riesce a trovare uno di meglio, vuol dire che qualunque principio o valore di identità ideale è perduto per sempre.

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