PAOLO MADDALENA, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale
I dati sul contagio da Covid-19 diventano sempre più impressionanti. Appare ormai vicina l’adozione di un generale lockdown. Draghi ha parlato di un probabile lockdowna ma sugli aspetti economici ha taciuto come se si trattasse di un problema che non interessa gli italiani.
Quello che emerge sul piano politico è che gli effetti dannosi del pensiero unico dominante del neoliberismo si stanno diffondendo in modo plateale, senza che nessuno si renda conto della causa del disastro. L’avvento di Draghi ha rafforzato le destre, e cioè coloro che professano le idee neoliberiste, mentre ha indebolito il Pd per il fatto che questo partito, dal quale ci si sarebbe aspettati una presa di posizione a tutela del lavoro, non ha saputo fare altro che accedere a questa stessa politica, perdendo così la sua identità. Con le dimissioni di Zingaretti si assiste a una lotta interna tra soggetti che non hanno più nessun punto di riferimento comune.
Analoga è la situazione nel M5S, che tuttavia sta tentando di ottenere una sua identità, diversa da quella iniziale, e tutta fondata sulla guida di Conte, il quale, sia pur tenuemente, ha improntato la sua azione di governo in senso distinto da quello perseguito dal neoliberismo.
Questa parola è diventata un tabù, e nessuno dice che le sorti d’Italia dipendono unicamente dal cambiamento del sistema economico nel quale viviamo. Abbiamo sperimentato, e lo hanno sperimentato tutti i paesi dell’Occidente, che il sistema economico neoliberista è un sistema predatorio, patologico e produttivo di effetti negativi sul funzionamento dell’economia, mentre il sistema economico fisiologico è quello keynesiano che, come sperimentato nel passato, assicura il funzionamento dell’economia, salvaguardando le risorse e il lavoro. Se non badiamo alle cause delle nostre attuali disavventure, fortemente aggravate dall’infezione da Coronavirus, non potremo più uscire da questo vortice di annientamento totale della nostra stessa esistenza, come individui e come popolo.
Esempio evidente di questo è il silenzio del governo e dei politici sulle autostrade. La magistratura ha accertato che Atlantia non trametteva al ministero i dati reali, rilevati dalla società di controllo Spea della quale Atlantia ha il 60% delle azioni, ma dei dati fortemente ridotti rispetto a quelli reali, per evitare un danno di immagine e per aumentare i dividendi da distribuire agli azionisti, disinteressandosi del tutto della sicurezza della rete autostradale. La magistratura sta accertando gravissime responsabilità dei Benetton, ai quali sarebbe da accollare l’intera responsabilità penale e civile del crollo del Ponte Morandi e delle vittime del crollo stesso.
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