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17/05/21

un governo che agevola guadagni stellari a mafie e imprese con puzza di mafia. Così se fino a due anni fa il costo di un cappotto era mediamente di 40 euro a mq oggi si arriva anche a superare i 100 euro. Lo stesso discorso vale per i ponteggi, che sono diventati ormai introvabili.

  Così se fino a due anni fa il costo di un cappotto era mediamente di 40 euro a mq oggi si arriva anche a superare i 100 euro. Lo stesso discorso vale per i ponteggi, che sono diventati ormai introvabili.

adesso se un governo non ha poteri di controllo perchè se il materiale aumenta dal 100% x 140% vuol dire che il bonus se lo prendono i soliti, allora cambiare modo di finanziare, io ero d'accordo con Crimi quando era ancora governo Conte proponeva che ai cittadini italiani si dessero presiti per massimo 30.000 euro da restituire in 30 anni a tasso quasi a zero, allora si che li spendi come vuoi e l'economia riparte senza dare soldi alla mafia e ai soliti criminali


Superbonus, uno tsunami che sta sconvolgendo il mondo dell’edilizia

(Marino Longoni – italiaoggi.it) – Il superbonus del 110% sta sconvolgendo il mondo dell’edilizia, provocando aumenti spropositati dei costi dei materiali e del valore dei contratti di appalto, fenomeni di accaparramento, impossibilità di trovare manodopera e tecnici qualificati, concentrazione della gran parte dei lavori nelle mani dei general contractor e delle società di revisione. L’allarme sugli effetti concreti del superbonus era stato lanciato a metà marzo da ItaliaOggi Sette. A metà aprile un’indagine Cna aveva confermato l’aumento di «tutti i prezzi dei materiali e in particolare quelli legati ai bonus per le ristrutturazioni. Dall’acciaio al legno, dal Pvc al rame, fino a materiali isolanti, malte, collanti e laterizi». A seguire il centro studi dell’Ance aveva rilevato «un aumento del costo del ferro-acciaio tondo per cemento armato che sfiora il +120% solo negli ultimi sei mesi, a cui si aggiungono incrementi superiori al 40% per i polietileni». Ma la situazione si sta rivelando giorno per giorno sempre più complicata, perché la legge della domanda e dell’offerta, insieme con una complessità normativa ingestibile per la maggior parte degli operatori, sta trasformando il settore dell’edilizia in una maionese impazzita. Così se fino a due anni fa il costo di un cappotto era mediamente di 40 euro a mq oggi si arriva anche a superare i 100 euro. Lo stesso discorso vale per i ponteggi, che sono diventati ormai introvabili.

Di fatto sembra che gli operatori, soprattutto i general contractor, ma non solo, avendo ormai in portafoglio più ordini di quelli che sono in grado di smaltire nel medio periodo, abbiano stracciato i vecchi listini e si stiano attenendo ai prezziari ufficialmente riconosciuti per la detraibilità del 110%, notevolmente più alti rispetto ai valori applicati fino a prima del 2020. Di fatto non c’è più concorrenza perché la domanda di opere per il miglioramento energetico è già più alta della possibilità delle imprese di soddisfarla. C’è inoltre la difficoltà di interpretare una normativa eccessivamente complessa, ambigua, incerta, tanto che il rischio di incappare in future sanzioni è elevatissimo e non eliminabile a priori. Alzare i prezzi in modo forsennato (tanto, il committente non si lamenta perché sa che, alla fine, paga Pantalone) è anche un modo per precostituirsi una riserva di liquidità cui poter attingere in caso di futuri e imprevedibili problemi burocratici, sanzioni, contenziosi. Senza contare che gonfiare i prezzi consente di compensare almeno in parte la mancata deducibilità delle spese amministrative, di controllo e di indirizzo dei cantieri del general contractor, negata dall’Agenzia delle entrate.

Di questo passo, finirà che poche grandi imprese faranno guadagni enormi, grazie anche a prezzi gonfiati all’inverosimile, mentre per la maggior parte delle piccole e medie imprese questa pioggia di miliardi sarà più simile a un torrente in piena che, invece di rendere fertile il terreno, lo spazza via con violenza, lasciando dietro di sé rovine e desolazione. Possibile che nessuno al ministero dell’economia se ne renda conto? Eppure basterebbe allungare di qualche anno la validità del superbonus, magari anche riducendo la percentuale di detraibilità tra il 70 e l’80%, semplificando la disciplina, per stabilizzare un settore e sottrarlo agli artigli della speculazione.

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