Siamo davanti a qualcosa che non avevamo mai visto negli ultimi 80 anni.
In uno sconcertante rovesciamento della realtà, ha dato la colpa dei dazi agli stessi Stati che ne sono vittime.
Si è presentato (ridicolmente) come l’uomo della pace nel mondo.
E tre secondi dopo ha rivendicato di fatto il possesso della Groenlandia, con le buone o con le cattive, in violazione di qualunque accordo e diritto internazionale.
Ha dichiarato di non voler usare la forza in Groenlandia, e il senso preciso di queste parole è: “Non costringetemi a usarla”.
Ha addirittura tirato fuori presunti debiti di guerra: “Abbiamo salvato la Groenlandia e la Danimarca è ingrata”.
Ha minacciato l’Europa nello stile di un boss.
A un certo punto lo ha detto chiaramente: “Vogliamo quel pezzo di ghiaccio. Potete dire di sì, come di no. Se dite di no, ce lo ricorderemo”.
Ha insultato a più riprese il suo predecessore Joe Biden.
Ha ridicolizzato Macron (“Diceva di essere un duro e invece…”).
Ha umiliato i migranti dandogli sostanzialmente degli squilibrati. Ha rivendicato le retate paramilitari dell’Ice.
In un delirio di onnipotenza, ha definito la sua America la più potente e forte della Storia.
Siamo nelle mani di una persona con un mix letale di narcisismo patologico, ego ipertrofico, manie di grandezza e di persecuzione, scarsissime conoscenze economiche, nessuna capacità diplomatica, una violenza verbale e un disprezzo delle istituzioni senza precedenti nella storia della democrazia.
Oggi Donald Trump a Davos ha appena inaugurato ufficialmente la nuova stagione degli imperi.
C’è un prima e forse non ci sarà un dopo.
Chiunque oggi non si oppone con ogni forza politica e democratica a questa minaccia per l’Umanità si auto-dichiara complice.
Nessun commento:
Posta un commento