Il Il Fatto Quotidiano svela la prova del nove di come funziona il sistema quando decide che qualcuno deve sparire. Allora leggete bene cosa scrive Giuseppe Conte nel suo libro, perché quello che riporta Il Fatto non è un semplice retroscena: è il verbale di un’esecuzione politica fallita.
Mentre vi raccontavano la favola dell’agenda Draghi e del "governo dei migliori", nei palazzi del potere si giocava una partita sporca. Draghi non si limitava a governare, faceva il pompiere con la benzina in mano: telefonava a Beppe Grillo all’alba, lo lusingava, lo circuiva e intanto gli chiedeva esplicitamente di far fuori Conte.
Un Premier tecnico che entra a gamba tesa nelle dinamiche del primo partito italiano per decidere chi deve comandare. Roba da Repubblica delle banane, se non fosse che è successo davvero qui da noi.
E la trappola era studiata nei minimi dettagli. Vi ricordate il Ministero della Transizione Ecologica? Ce lo hanno venduto come la grande vittoria del Movimento. Balle. Conte svela che fu l’esca perfetta lanciata da Draghi per convincere Grillo a salire a bordo, un giochino per rendere il M5S mansueto e portarlo dove volevano loro.
Ma il colmo del cinismo è stato il sostegno alla scissione di Di Maio. Mentre il Movimento perdeva sangue e voti per senso di responsabilità verso il Paese, Draghi lavorava nell’ombra per spaccare i gruppi parlamentari. E in tutto questo, dove erano i cosiddetti "alleati"? Silenzio assoluto. Hanno guardato dall’altra parte mentre cercavano di liquidare Conte, sperando forse di spartirsi i resti di un Movimento distrutto.
Hanno provato a isolarlo, a umiliarlo e a usare il fondatore contro il suo stesso leader. È la fotografia di un potere che non accetta chi non si piega. Hanno usato ogni mezzo, dalle lusinghe ai ricatti politici, ma alla fine il muro ha tenuto.
Condividete questo post, perché la gente deve sapere come si muovevano davvero i fili dietro quel governo che chiamavano "di salvezza nazionale".
Di certo, non stavano salvando noi.
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