Alice De André è, tra le molte altre cose, anche la nipote di Fabrizio.
Poco fa, esasperata dalla quantità fuori scala di sciocchezze e ipocrisia a palate sulla contestazione di Matteo Salvini all’Agnata, ha voluto prendere direttamente la parola per mettere alcuni puntini sulle i e difendere pubblicamente la ragazza che l’ha contestato.
Ma ha fatto anche molto di più.
Ha pronunciato parole che meritano di essere lette e ascoltate perché spiegano come meglio non si potrebbe chi e cos’era Fabrizio De André e perché uno come Salvini di suo nonno, delle sue parole, non ha letteralmente capito NULLA!
“La riflessione del giorno inizia da una cosa che trovo quasi comica.
Ieri all’Agnata si è tenuto come ogni anno il concerto in onore di mio nonno. Con la piccola differenza che quest’anno in prima fila c’era anche Matteo Salvini.
Questa frase potrebbe tranquillamente già finire qui, perché io non so esattamente cosa sia riuscito a capire Salvini dei testi di mio nonno. Forse la musica. Forse i “la la la”. Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione.
Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società fossero diametralmente opposti è un eufemismo.
Ma il capolavoro arriva dopo.
Una ragazza si alza e contesta la presenza di Salvini al concerto. E scoppia la polemica. Per la ragazza. Non per Salvini in prima fila a un concerto di De André.
A questo punto mi viene il dubbio che De André sia diventato una specie di santino nazionale: quello che ascoltiamo tutti, celebriamo tutti, citiamo tutti, purché nessuno si azzardi a ricordare cosa diceva realmente. Perché sì che quello diventa maleducato, divisivo, fuori luogo.
Una ragazza che contesta un politico ad un concerto di De André non è fuori luogo, è forse una delle cose più coerenti che sia successa durante tutta la serata.
Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni, fermava la musica, parlava, discuteva. Quindi se proprio vogliamo parlare di rispetto, ieri Salvini poteva alzarsi e rispondere, non indignarsi per essere stato contestato. Non farsi proteggere dal silenzio educato di un pubblico che del silenzio educato se ne faceva molto poco.
Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto. Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni. Prendete anche quello che pensava, quello che contestava. E soprattutto prendetevi il fatto che mio nonno davanti a quella scena avrebbe fermato il concerto e avrebbe chiesto a Salvini che ca*** ci faceva lì. ‘Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui cog***’”.
Era ora che qualcuno (magari con quel cognome) glielo dicesse tutto, tutto insieme e in modo, speriamo, definitivo.
Che grande, enorme, lezione!
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