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15/02/21

MATTARELLA DOVREBBE QUALCHE CHIARIMENTO AGLI ITALIANI

 MATTARELLA DOVREBBE QUALCHE CHIARIMENTO AGLI ITALIANI



di Maurizio Alesi - Quando un capo del Governo è amato dal popolo e odiato dai palazzi fino a cacciarlo, chi ha ragione il popolo o il palazzo. Parlo dei “palazzi” istituzionali e (ancor di più) quelli delle lobby, dell’alta finanza, degli interessi privati e persino criminali.
Può il Quirinale tirarsi fuori dalla congiura dei palazzi? Quel che è certo è che Mattarella non ha fatto fino in fondo tutto ciò che avrebbe potuto e dovuto fare seguendo la prassi costituzionale sulla procedura di risoluzione di una crisi di governo.
Riavvolgiamo di poco il nastro e torniamo alla verifica sulla fiducia richiesta da Conte prima di essere costretto alle dimissioni. Dopo 16 ore di dibattito il Parlamento accorda la Fiducia sia alla Camera (maggioranza assoluta), sia al Senato (maggioranza relativa ma idonea a proseguire l’azione di governo). Tanti altri prima del Conte2 hanno governato con numeri ancora più risicati (Prodi aveva un solo voto in più al Senato e tirò avanti per due anni). Tuttavia Conte ha sempre dichiarato che fosse necessario ottenere numeri più rassicuranti per poter lavorare in tranquillità: “se non ci sono si va a casa”.
La prima incombenza del governo, dopo il voto di fiducia, sarebbe stata il voto sulla relazione del ministro Bonafede sulla giustizia, un documento che normalmente passa senza problemi essendo un atto formale, poiché non è altro che il consuntivo dell’anno precedente e c’era poco su cui dividersi. Ma ogni occasione era buona per gli sciacalli, pronti al fiero pasto e impazienti di mandare a casa Conte. Utilizzarono quel ridicolo pretesto per far sapere che la relazione non avrebbe ottenuto la fiducia, bocciando Bonafede e quindi l’intero governo.
A quel punto Conte compie il passo formale e si reca al Colle per rassegnare le dimissioni, convinto di tornare in parlamento ed ottenere gli stessi numeri che, anzi, sarebbero aumentati. È a questo punto che entra in campo il Capo dello Stato per esercitare le sue prerogative e dal quale dipenderà il futuro del nostro Paese. Mattarella, secondo me, aveva già chiaro in mente la designazione di Draghi ma non intende scoprire subito le sue carte e affida un mandato esplorativo a Fico, più di facciata che sostanziale, per sondare il parlamento sulla possibilità di mettere insieme una maggioranza a sostegno del Conte ter.
Va segnalato che questo atto presidenziale è a limite, e forse oltre, la costituzione in quanto Conte non era mai stato sfiduciato avendo avuto dal Parlamento il via libera, sia pure con numeri risicati al Senato e grazie al contributo di singoli deputati e senatori che si unirono alla maggioranza. Dalle consultazioni di Fico con i partiti della vecchia maggioranza, viene fuori che tutti hanno proposto il nome di Conte tranne il demolitore che, vigliaccamente, ha giocato sull’ambiguità ben sapendo di avere in mente (da un anno) il nome di Draghi.
Quale sarebbe stato il dovere costituzionale di Mattarella all’esito di una verifica così netta sul gradimento di un reincarico a Conte. Come primo atto e come prima scelta avrebbe dovuto rinviare alle Camere il presidente uscente, indicato dai 3/4 dei partiti di maggioranza che non lo avevano mai sfiduciato, per verificare la tenuta della medesima. I numeri sarebbero certamente cresciuti, atteso che mancavano appena 8 voti al Senato (per raggiungere la maggioranza assoluta), facilmente ottenibile causa lo spauracchio dello scioglimento anticipato delle Camere.
Mattarella invece, forzando la prassi costituzionale, tira fuori dal cilindro il nome di Draghi che nessuno, nel corso dei colloqui, gli aveva fatto, disattendendo la volontà dell’ex maggioranza decisamente orientata verso il Conte ter. Se nessuno aveva indicato il nome di Draghi vuol dire che quel nome l’aveva già in mente e che ha dato seguito ai desiderata di una maggioranza esterna al Parlamento che da un anno ha congiurato contro Conte, sostenuta da una stampa infame e venduta.
Lascia seri dubbi di legittimità anche il drammatico appello del Capo dello Sato volto a chiedere di sostenere Draghi da parte di tutti i partiti, con la minaccia del voto anticipato. Viene da chiedersi perché lo stesso out out al Parlamento non lo adottò a favore del reincarico di Conte. Come mai in Parlamento i voti in favore di Conte stranamente diminuivano invece che aumentare. Era finita improvvisamente la strizza per le elezioni anticipate? Evidentemente qualcuno aveva dato rassicurazioni che non si sarebbe andati al voto e che si sarebbe aperto all’ammucchiata draghiana.
Fondati dubbi lascia anche la forzatura presidenziale nell’aver dato indicazioni sul perimetro del nuovo governo e sulla formula da adottare. Questo travalica le sue prerogative essendo compito del parlamento. E dov’è il tanto decantato governo di alto profilo, ad eccezione di due o tre tecnici. Per il resto Mattarella è riuscito a resuscitare il vecchio zoccolo duro del governo Berlusconi.
Come dice opportunamente Di Battista: ne valeva davvero la pena?

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