Temevano una nuova Taranto, con tanti fischi e l’ennesima figura imbarazzante per la Presidente del Consiglio Meloni.
Allora cosa hanno fatto ad Amatrice in occasione della passerella elettorale della premier in occasione dei dieci anni dal terremoto?
Hanno letteralmente bonificato la zona da ogni possibile protesta, fischio o contestazione.
C’è chi racconta come decine e decine di agenti e forze dell’ordine, a partire dall’alba, abbiano blindato il centro per evitare che la popolazione si avvicinasse, non fosse mai che qualcuno avesse qualcosa da dirle o esercitasse democraticamente la propria libertà di critica e di pensiero.
Nell’area si sono visti solo autorità, agenti in borghese e non, volontari e un ristretto numero di persone comuni accuratamente selezionati.
Una claque, insomma.
Lo ha ammesso anche apertamente il sindaco di Amatrice, vicino a Fratelli d’Italia.
“Ho detto alle forze dell’ordine di fermare i contestatori perché sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime”.
Per rispetto nei confronti delle vittime, certo, come no…
Risultato? Zero fischi, molti applausi e quell’immagine, stucchevolmente commovente, di un uomo che le piange addosso chiamandola “stella” e ringraziandola per “la gioia più grande della sua vita”, con tanto di abbraccio e occhi lucidi di Meloni in favore di telecamere e rilancio a siti governativi, social e tg unificati.
La verità l’abbiamo vista - e soprattutto sentita - a Taranto.
È talmente amata e popolare, donna Giorgia, che per impedire una seconda Taranto hanno dovuto prevenirla.
Alla faccia della “donna del popolo”.
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